Pasta integrale… alla greca

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Eccovi un’idea gustosa per una pasta integrale che possiamo serenamente definire greca: con pomodori, olive e feta, ovviamente. E l’immancabile cipolla!

Facilissima da preparare, dà tanta tanta soddisfazione!

Per 3 persone:

  • pasta integrale… quanta ne volete (circa 280 g)
  • 250 g di polpa di pomodoro
  • 150/200 g di pomodorini datterini o ciliegini
  • mezza cipolla o cipollotto
  • qualche cucchiaiata di olive nere denocciolate
  • erbe aromatiche varie: io menta, timo e origano
  • sale, pepe, olio evo
  • 1 confezione di formaggio feta

Mettete a bollire l’acqua per la pasta con una manciata di sale grosso.

Intanto sminuzzate la cipolla e scaldate un po’ d’olio in una padella da sugo. Fate rosolare un minuto circa la cipolla quando l’olio è caldo e quindi aggiungete la passata di pomodoro, lasciando cuocere a fuoco basso.

Nel frattempo tagliate i pomodorini in quattro spicchi e aggiungeteli al sugo. Unite anche qualche cucchiaiata di olive e quindi raccogliete le vostre “erbette” profumate, fate un trito (anche con le forbici in una tazza) e rovesciatele nel sugo.

Aggiungete sale (poco) e pepe e fate cuocere una decina di minuti o finché la pasta è pronta.

Quando l’acqua bolle nell’altra pentola, tuffate la pasta e fatela bollire per il tempo indicato.

Intanto tagliate a cubetti di 1 cm di lato il feta e lasciatelo da parte.

Quando la pasta è cotta, scolatela e poi rovesciatela nel sugo, facendola saltare qualche minuto. Distribuitela nei piatti e distribuite sulla sommità i cubetti di feta e, se volete, qualche foglia di menta oppure origano per decorazione.

Buon appetito! καλή όρεξη! 🙂

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***

Abbino a questa pasta un balletto che, per la sua genesi, ebbe ispirazione ellenica – oltre che al simbolismo della poesia di Mallarmé: Il pomeriggio di un fauno, ardito cimento coreografico creato da Nijinskij nel 1912, suggestionato dalle pitture sul vasellame greco viste al Louvre e dai versi del poeta. In questo balletto breve, sulle celestiali musiche composte da Debussy appositamente per accompagnare la poesia, le danzatrici e il danzatore si muovono quasi sempre di profilo, proprio come negli antichi dipinti ellenici. E la trama stessa richiama racconti mitologici.

Fu un balletto dirompente per l’epoca, fu criticato aspramente ed etichettato come scandaloso: per le movenze del fauno, che amoreggia con le ninfe e al termine simula un atto sessuale con la sciarpina persa da una di esse, per la danza “terrestre” e animalesca, nonché totalmente priva di virtuosismi, carica di modernità e sensualità. Fu poi poco rappresentato, fino agli anni ’80, quando si andarono a riscoprire molti balletti “abbandonati” dell’epoca magica dei Ballets Russes.

Qui ve lo propongo con uno dei pochi successori di Nijinskij che ne eguagliarono la fama e la grandezza: Rudolf Nureev.

 

 

 

 

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