Cuscus cun dut e cence nuje (con tutto e senza niente)

Questo cuscus si fa in un lampo, si fa con… niente, ossia condito solo con una miriade di profumi e spezie.

È buonissimo!

Potete mangiarlo come primo leggero o in accompagnamento ad altri piatti, come si fa con il riso all’orientale, in sostituzione del pane. Lo potete mangiare caldo oppure freddo. Io me lo porto per il pranzo in ufficio, assieme a un po’ di insalatina.

Siete pronti per la facilità? Via!

Per 4 persone

  • 240 g di cuscus (io vi consiglio quello di Altromercato, che ha i grani più grossi)
  • Circa mezzo litro d’acqua da far bollire con una manciatina di sale grosso
  • Olio evo, curcuma, pepe, curry, zenzero, scorzette d’arancia essiccaate, timo e prezzemolo… e basta!

Procedete così: mettete sul fornello un pentolino con l’acqua e il sale grosso e fatelo bollire. Intanto in una terrina versate il cuscus e tempestatelo di tutte le spezie: curcuma, pepe, zenzero, curry. E le scorzette d’arancia essiccate (o anche fresca grattugiata).

Date una mescolata.

Quando l’acqua bolle versate sul cucus solo la quantità che serve per ricoprire di un dito il cuscus stesso. Coprite la terrina con un coperchio o con dell’alluminio per almeno 10 minuti.

Scopritelo infine per assaggiare se i grani si sono inteneriti e l’acqua si è pressoché interamente asciugata, altrimenti coprite ancora per un po’. Infine versate un paio di cucchiai d’olio, il timo e il prezzemolo e mescolate sgranando con una forchetta.

That’s all folks!

***

Questa è una giornata triste per la danza italiana, perché è morta Elisabetta Terabust, una delle più grandi etoile del Novecento, una delle più versatili, moderne e internazionali. Purtroppo in Italia ci si ricorda sempre di un ballerino solo alla volta per ciascuna epoca e passano in secondo piano troppo spesso, agli occhi dell’opinione pubblica, i tantissimi altri che hanno raggiunto le vette più alte nel panorama della danza mondiale. Terabust è stata una di queste, è stata poi insegnante, direttrice delle più importanti accademie di ballo italiane e compagnie. Eppure della sua scomparsa, la notizia in sé è ovunque, copiaincollata e rimbalzata su siti e giornali, ma i contenuti e gli spazi a lei dedicati sono troppo scarsi (basta vedere la pagina di Wikipedia che vi ho linkato) e sintetizzano troppo, davvero troppo, questa grandissima stella, che ha rappresentato per decenni il meglio della cultura e dell’arte italiana a livello internazionale. 

Qualche anno fa ebbi la fortuna di vederla, seduta in sala, assistere a uno spettacolo-omaggio proprio a lei dedicato, all’interno del Mittelfest Cividale del Friuli. Uno spettacolo bellissimo, con giovani talenti che oggi sono tra i più grandi al mondo – due “a caso”, tipo Ashley Boulder o Iana Salenko, tanto per farvi capire.
Mi vergognai un po’, quella sera, perché c’era pochissimo pubblico al Verdi di Gorizia, dove lo spettacolo fu ospitato, complice forse l’estate, forse il fatto che il resto del festival fosse ospitato nella cittadina di Cividale o forse che purtroppo è vero che solo nomi come Bolle (o una volta Fracci) attraggono le folle a teatro – non è una critica a loro due, ça va sans dire.

Quella sera del 2013, però, chi c’era si ricorda perfettamente questa signora elegante e discreta, un po’ spaesata, in una platea piena di vuoti. E si ricorda un omaggio prezioso, un regalo, il privilegio di assistere a una piccola meraviglia dedicata alla sua storia, alla sua vita di grandissima ballerina.

Addio, signora Terabust.

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