Max Noacco del Tiglio: questa è la sua cucina

Intervista di Cence Cicin allo chef friulano, che stasera ha presentato il suo libro, “Questa è la mia cucina”, il primo sulla cucina veg made in Friuli

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Coincidenza essersi avvicinato prima alla cucina vegetariana, 25 anni fa, cercando l’alimentazione più adatta, energetica ma insieme leggera e sostenibile per superare con grinta le gare di mountain bike, e l’aver dovuto cominciare a cucinare da solo i suoi pasti a casa, essendo l’unico a seguire questa dieta, addentrandosi con sempre più curiosità, interesse e passione in questo mondo insolito, fatto di sperimentazioni d’abbinamenti e presentazioni, ma più ampiamente di consapevolezza crescente e scelte di vita “nuova”. Coincidenza aver conosciuto Sabrina, pochi anni fa, ed essersi trovato al posto giusto nel momento giusto e con la persona giusta per decidere di abbandonare il lavoro di anni in una ditta metalmeccanica e trasformare la passione per la cucina (diventata nel tempo gradualmente e interamente vegana) nel lavoro e nell’avventura entusiasmante de Il Tiglio di Moruzzo, un ristorante unico che appena compiuto, gloriosamente, 3 anni e mezzo di vita. Coincidenza, ancora, aver conosciuto un editore friulano che, guarda un po’, si chiama a sua volta Tiglio, senza alcun collegamento apparente se non una comune passione per la cucina, la natura, lo sport e le belle storie nate e fiorite in Friuli, e con lui dare vita a un libro, “caldo” di stampa e presentato proprio stasera, 17 dicembre. Il primo sulla cucina vegana made in Friuli e una prima finestra aperta su un Friuli naturale, alternativo e ovviamente golosissimo.

Così, sul filo di emozionanti coincidenze,  Max Noacco mi presenta “Questa è la mia cucina“, titolo nato un mattino in cui si è svegliato con in mente la canzone di Jovanotti, perfetta per essere parafrasata e raccogliere il suo racconto, un viaggio lungo eppure a kilometro zero, un percorso di vita e cucina legate alla terra e insieme profondamente innovative. Sono andata a trovare Max ieri sera, un’oretta prima dell’apertura serale del Tiglio, locale in collina a due passi da Udine (gestito assieme alla compagna e alla sorella di Sabrina), con una vista mozzafiato dall’amplissima vetrata della sala e dal “giardino” esterno, da cui lo sguardo si perde tra torri di castelli antichi, le luci del capoluogo e dei tanti borghi e cittadine che costellano tutti i colli e la pianura distesa che scende fino al mare. Un locale, mi svela Max, “frequentato solo per metà da vegani e per l’altra metà da onnivori”, e anche questi ultimi sempre molto soddisfatti della proposta originale della sua cucina. 

Questa è la mia cucina” si trova da oggi nelle librerie del Friuli e si può acquistare pure al ristorante di Moruzzo, che sta attivando anche il canale per l’acquisto online dal suo sito.

Come ti spieghi questo successo e perché anche un “non vegano” dovrebbe comprare il tuo libro?

Probabilmente perché penso sempre tantissimo a come arrivare a tutti con la mia cucina, a come non far sentire “la mancanza” di carne o latticini proponendo piatti che sappiano sorprendere e appagare tutti i palati. E’ una cucina immediata, che tutti possono sperimentare, come spiego nel libro. E poi perché è un libro positivo e “leggero”, un libro che vuole raccontare la cucina vegana come una cucina normale, niente affatto da extraterrestri come purtroppo passa troppo spesso.

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Che cosa troviamo in queste pagine?

Propongo 45 mie ricette, quelle che realizzo anche qui al Tiglio (in cucina Max lavora con un altro chef, Andrea Toffoletti, e la promettente new entry Rosa, ndr) anticipate da 20 brevi racconti, che consiglio di leggere prima, poiché introducono la mia avventura e tutto ciò che ha portato alle mie scelte.

Un percorso originale, il tuo, che merita essere ascoltato.

Volevo fare la scuola di pasticcere, ma c’erano troppi “concorrenti” in lizza per il posto. Allora, per non perdere un anno, mi sono iscritto alla prima scuola che mi è capitata sotto gli occhi, che mi ha portato già a 17 anni a essere assunto in un’azienda come metalmeccanico, dove ho lavorato bene per 25 anni. Nel frattempo sono diventato vegetariano e progressivamente vegano, ho cominciato a cucinare per gli amici e quindi per catering che volevano aggiungere piatti vegetariani o vegani alla loro proposta. Quindi l’esperienza del temporary restaurant Cucina Carducci, durante Friuli Doc (l’evento principale della città di Udine, ogni settembre): mi hanno chiesto di gestirlo nei giorni della festa e mi sono veramente stupito, perché io non ero uno chef vero e proprio. Con un mix di incoscienza e coraggio, ho deciso di buttarmi, ed è andata così bene che poi, con Sabrina, ci siamo lanciati insieme in questa avventura. E così siamo arrivati qui.

Ai 20 racconti del libro…

Sì, che infatti sono un aiuto per interpretare meglio le ricette e i piatti da cucinare che propongo nella seconda parte del libro, accompagnati dalle belle foto di Roberto (Casasola, ndr), con cui un anno e mezzo fa ho deciso di far partire questa pubblicazione, a cui pensavo da tempo.

Passione per la scrittura oltre che per la cucina?

E anche per i viaggi. I libri di cucina e di viaggi sono la mia passione, leggo continuamente per cercare cose nuove, imparare sempre, da ogni esperienza.

Racconti anche dei vostri viaggi in Vespa?

Certo, sono legati alla mia vita e ai miei piatti: ovunque andiamo assaggiamo piatti tipici già pensando a come riproporli in chiave vegana per il nostro ristorante. Oppure cerchiamo esperienze nuove, proviamo quello che di curioso, originale, tradzionale o innovativo che sia, ci propongono tanti paesi e città d’Italia e d’Europa. Il viaggio è sempre un’esperienza formativa ed è parte integrante della mia ricerca.

E’ anche un viaggio nel Friuli naturale, il primo vegano…

Sì, perché ci tengo a evidenziare l’importanza del legame con i prodotti della nostra terra: ciò che cucino è naturale, quasi sempre bio, ma sempre assolutamente proveniente da aziende agricole di queste zone, che mi piace scoprire, conoscere e frequentare personalmente: ci sono realtà d’eccellenza in questa zona ed è un’esperienza unica servirsi da loro e dei loro splendidi prodotti. Mi piace valorizzarli sempre nella mia cucina.

 

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