Buone le ortiche!

Una pasta semplicissima, che rientra di diritto tra i miei CenceNuje, le ricette di massima soddisfazione con il minimo sforzo e ancor meno ingredienti. È però una pasta da maneggiare con cura, perché le ortiche, da crude, sono… be’, urticanti, no? Ma quando sono cotte, non c’è più assolutamente nulla da temere. Non pungono più. Restano solo piacevolmente piccantine e saporite, gustosissime e con un profumo che ricorda molto quello della salvia, a mio avviso.

Io ho scelto una pasta “di contrasto” cromatico, fatta di farina di lenticchie rosse. Ma credo sia ottima anche con della pasta corta a vostra scelta – sempre meglio integrale.

Per 3 persone vi servono:

  • Ortiche: una bella padellona colma
  • 250 g di pasta di lenticchie rosse
  • peperoncino, sale, olio evo
  • GUANTI 🙂

ortiche cencecicin.com

Mettete a bollire l’acqua con il sale grosso.

Sì, vi servono i guanti per maneggiare le ortiche. Pertanto: indossate i guanti! Lavate bene le foglie e separatele dai gambi. Tagliatele un po’ grossolanamente sul tagliere, quindi versate un po’ d’olio in padella e quando è caldo rovesciateci dentro le foglie d’ortica e fatele saltare. Aggiungete un po’ di peperoncino e sale e lasciate andare qualche minuto. Spegnete il fuoco.

Quando l’acqua bolle versate la pasta in pentola e quindi scolatela quando è cotta. Versatela poi in padella con le ortiche e fate saltare qualche minuto.

Tutto qui? Sì, tutto qui. Bontà assicurata e grande effetto!

Le ortiche: potete raccoglierle nelle vostre scampagnate o passeggiate primaverili (non fatevi scoraggiare dal tempaccio di questi giorni, è tutta una finta) oppure cercarle al mercato, da qualche ortolano o in qualche supermercato bio.

pasta alle ortiche cencecicin.com 01

***

Un balletto pungente, minimal e dirompente insieme, è senza dubbio In the middle somewhat elevated (qui un bell’approfondimento del Guardian sul remake proposto nel 2015 dall’English National Ballet). È probabilmente la coreografia più nota di Forsythe, creata per l’Opera di Parigi, commissionata da Nureyev e costruita sul corpo e cervello favolosi di quel genio di Sylvie Guillem nel 1987. Dentro la partitura musicale metallica di Thom Willems, che trafigge e frusta magneticamente l’ascolto, c’è un balletto che ha cambiato la danza classica e l’ha proiettata nel futuro. È futuro ancora oggi. È una sorta di iperrealismo del balletto, tecnicamente portato all’estremo fisico: Forsythe ha dato forma a quella che è oggi la danza classica: in questo brano ne ha rispettato la costruzione tradizionale (è un “classicissimo” tema con variazioni, anche se non sembra) e l’ha sviluppata portandola totalmente a un altro livello. A qualcosa di ancora più elevated, appunto. 

Nel tempo si sono cimentati tutti i grandi, in questo pezzo incredibile. Vi propongo l’inizio, ossia l’inossidabile coppia Guillem-Hilaire per cui (e su cui) è stato creato. Anche a distanza di 30 anni c’è da restare a bocca aperta. Saranno moderni per sempre.

 

 

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