Venere croccante alle mandorle

Io ho usato

  • riso venere (Gallo o altro)
  • salmone naturale della Coop
  • mandorle una manciata (a vostro piacere)
  • olive taggiasche denocciolate
  • miscela COPeTS
  • zenzero fresco
  • prezzemolo per guarnire

Per una variante veg suggerirei di sostituire il salmone con delle melanzane, oppure con dei pomodorini secchi. Oppure con entrambi

Mettete a bollire dell’acqua con il sale grosso, per il riso, e intanto preparate il sugo.

Salmone: io ho preso quello della Coop in latta, fate come più vi piace. L’importante è tagliarlo a cubettinisminuzzarlo per bene.

Mettete un po’ di olio in una padella antiaderente, fatelo scaldare e quindi fate un leggero soffritto grattugiandoci dentro non la cipolla, non l’aglio, bensì lo zenzero fresco (basta un cubetto di qualche centimetro). Subito dopo, aggiungeteci il salmone sminuzzato e lasciatelo cuocere con la fiamma al minimo.

Nel frattempo sminuzzate le olive e aggiungetele al pesce in padella.

Miscelate in padella i vostri profumi: curcuma, pepe, timo, sale.

Quindi sminuzzate le mandorle (qui è tutto uno sminuzzamento, eh?) con un grosso coltello, lasciandole a listarelle o a cubettini. Schiaffatele in padella con il resto del sugo e rosolate per bene. In qualche minuto sarà tutto pronto: potete spegnere e pensare a cuocere il riso.

Una volta lessato e scolato (i tempi variano molto da marca a marca, quindi seguite le istruzioni della confezione), fatelo saltare con il sugo, aggiustando di olio e degli altri sapori.

Potete impiattarlo come più vi piace: io qui ho usato un coppapasta. L’ho passato prima sotto l’acqua fredda e l’ho appoggiato sul piatto. Quindi l’ho riempito per bene di riso, premendolo senza paura per compattare la formina, togliendo il più possibile eventuali vuoti d’aria all’interno… Et voilà! Sfilate la formina e avrete il vostro cilindretto-capolavoro – una cacchiata, ma che a me rende sempre molto fiera.

Spolverizzatelo di prezzemolo o decoratelo a piacere. Servite. Pappate. Slurp.

***

Venere nera è un film aggiacciante, nel senso che vi gela il sangue nelle vene. Se non l’avete visto, secondo me merita proprio. Fa stare male, perché è vero, terribilmente vero. È violento emotivamente come sappiamo essere violenti sono noi esseri umani quando ci mettiamo in testa di essere superiori, ritenendo di conseguenza, senza grandi patemi… d’anima, che il diverso vada in quanto tale sminuito, deriso, sfruttato, esibito come si esibiscono i mostri, violentato, calpestato. Così si trattavano gli africani nell’800. Così si trattano molti “diversi” di tanti tipi, oggi, con tutte le differenze e con tutte le raccapriccianti affinità. 

Per reazione e contrasto, quindi, mi sembra giusto che la danza da abbinare a questo piatto sia quella di Misty Copeland, perfetta per rappresentare, in una persona sola, il riscatto a tutto questo orrore. I fortunati l’hanno potuta vedere proprio in questi giorni sul palco della Scala, Giulietta assieme a Romeo Roberto Bolle (leggetevi questo pezzo del sempre attento Graham Spicer – Gramilano). Sarà anche banale, ma di questi tempi preferisco esserlo pur di ribadire quale ricchezza viene dalla diversità, dalla ricerca di evadere dai propri muri mentali. Misty è un simbolo non solo per gli afro-americani, è un simbolo per tutti, ad attivare il cervello e a tenerlo attivo.

Misty è americana. Non americana di Obama, non di Bush, non di Clinton.
Non di Trump.
Americana come quel sogno che dovrebbe restare di tutti e di ognuno.

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