“Cappuccino” di gelo al limone, crema di cocco e sgranocchi

È un dolce. Ma è sufficientemente leggero per essere quasi digestivo. Perché c’è limone a pacchi. Ed è tutto vegetale, dai tacchi ai capelli. È un cappuccino perché al cappuccino assomiglia. Ma non c’entra nulla, non c’è caffè né nulla di simile, quindi chiamatelo come vi pare!

Si compone di tre strati e andiamo a prepararli per ordine. È tutto velocissimo, ma bisogna considerare che deve raffreddarsi e passare qualche ora (almeno un paio) in frigo dopo essersi raffreddato, quindi considerate di prepararlo almeno:

  • nel primo pomeriggio, se per la cena, oppure
  • al mattino presto, se per il pranzo

Per non rompervi troppo le balle a calcolare tempi e modi, fatelo in giorno prima e via.

jelly al limone, crema di cocco, crunchy e melagrana - cencecicin.com.jpg

Con queste dosi vi vengono 10 piccole porzioni oppure 8 decisamente abbondanti. È piuttosto leggero, si diceva, ma è comunque saporito e risulterà particolarmente nutriente. Quindi non ingozzate i vostri ospiti, siate parchi nelle porzioni, e torneranno. E supplicheranno “Ancora”.

A) Per lo strato di “gelo” al limone – ho usato come base questa ricetta di Corriere.it (tenetela buona per ogni degna variante vi venga in mente di provare)

  • 7-8 limoni medi o comunque fino a produrre circa 600 ml di succo (naturali e senza trattamenti sulla buccia)
  • acqua, circa 400 ml (bisogna arrivare a 1 litro di liquido)
  • Zucchero integrale di canna: 150 g
  • 1 cucchiaio di sciroppo d’agave (facoltativo, solo se dopo aver aggiunto lo zucchero vi sembra ancora troppo aspro)
  • il contenuto di 1 baccello di vaniglia o un cucchiaino raso
  • 80 g di frumina (amido di mais)

B) Per lo strato di “panna” al cocco

  • 300 ml di latte di cocco
  • 24 g circa di frumina
  • 2 cucchiai sciroppo d’agave (per addolcire e lasciarlo bello bianco, altrimenti potete provare anche con dello zucchero a velo integrale) – Assaggiate per capire se è sufficientemente dolce, ossia versatene poco alla volta e regolatevi
  • una grattugiata di buccia di limone (circa mezzo, ma fate a piacere)

C) Per il crumble, ho geneticamente modificato la ricetta base del crunchy che ho imparato da Max Noacco, chef del magnifico ristorante vegano “Al Tiglio” di Moruzzo.

  • 200 g di farina di grano saraceno
  • 70 g di nocciole (da polverizzare in farina)
  • 30 g di mandorle (da polverizzare in farina)
  • 5-6 biscottini al cocco (veg o a vostro piacimento)
  • un paio di cucchiai rasi di fiocchi d’avena (o altro cereale a vostro piacere)
  • 60 g di zucchero integrale di canna
  • 60 g di sciroppo d’agave (potete anche mixarlo col miele o aggiungere dell’altro zucchero di canna, è sempre un dolcificante)
  • 40 g di olio di cocco liquefatto
  • poca acqua

C2) Per la melagrana: i chicchi di una metà circa, a vostro piacimento, per abbellire

Prepariamo A)

Spremete i limoni finché riuscite a ottenere circa 600 ml di succo. Filtratelo grossolanamente, tanto per accertarvi che non sia scappato qualche semino. Aggiungete acqua finché arrivate a 1 litro di liquido. Quindi aggiungete lo zucchero e mescolate. Mettete in un padellino (il massimo sarebbe quello con beccuccio, per poi versare tutto nelle monoporzioni) l’amido di mais e versateci una parte del succo+acqua+zucchero e cominciate ad amalgamarlo. Appena si è sciolto per bene senza grumi (domatelo usando una frusta), aggiungete il resto del liquido e mescolate bene tutto.

Quindi preparate i vostri “stampini“: io ho scelto i vasetti trasparenti, ma anche delle coppettine colorate. Ovviamente trasparenti vi permettono di vedere meglio gli strati della lavorazione. Disponeteli sul tavolo uno accanto all’altro, così sono pronti per essere riempiti una volta pronta la crema jelly, appena tolta dal fornello.

Mettete dunque sul fuoco il vostro pentolino con la gialla miscela, fiamma moderata, mescolando spesso e assaggiando per capire se vi sembra abbastanza dolce (ovviamente tenete in considerazione che deve essere un po’ aspro: è limone ed è anche questo il suo buono). Nel frattempo incidete il baccello di vaniglia ed estraetene i minuscoli semini contenuti. Versateli nel padellino insieme al resto e continuate a mescolare. Poco prima del bollore, mescolate senza sosta: noterete che il liquido comincia a fare massa e a scurirsi. Abbassate al minimo la fiamma e continuate a mescolare per circa un minuto, quando sarà tutto bello denso. Quindi versate tutto, dividendolo nei vari “stampini” che avete già preparato (perché siete furbi).

Lasciate raffreddare, ma nel frattempo preparate pure già la “schiuma” del vostro cappuccino.

Prepariamo B)

Stemperate in un padellino (sempre meglio con beccuccio) la maizena con un po’ di latte di cocco e subito dopo versate tutto il latte e amalgamate per bene, aggiungendo anche lo sciroppo d’agave. Assaggiate per capire se abbastanza dolce e regolate se necessario. Grattugiate  con un grati tipo questo la scorza del limone, quindi mescolate e sempre mescolando mettete sul fuoco moderato. Stessa procedura del gelly: quando comincia ad addensarsi, mescolate senza posa per un minuto e poi via dal fuoco. Versate subito il vostro strato bianco in ciascuno stampino, sopra lo strato di limone, che a questo punto avrà già formato una pellicola sulla superficie tale da sopportare il “peso” della crema di cocco. E fin qui siamo a posto.

Aspettate che i due strati si raffreddino, quindi infilate in frigo per qualche ora.

Adesso si passa alle decorazioni.

Prepariamo C)

Accendete il forno a 160°.

Mettete nel mixer le nocciole e le mandorle sgusciate e spellate assieme ai biscottini e azionate le lame per pochi secondi, finché tutto è ridotto a una farina grossolana. Versatela in una terrina capiente, dove avrete già versato 200 g di farina di grano saraceno. Aggiungete quindi l’avena, lo zucchero e lo sciroppo, nonché l’olio di cocco bello liquido. Cominciate a mescolare con un cucchiaio di legno e aggiungete pochisssssima acqua alla volta: il composto NON deve risultare omogeneo né bagnato, anzi. Operazione facile, se siete un po’ cialtroni come me. Dovete solo formare dei grumi disomogenei e semplicemente inumidire tutto. Versate la “farinata” su una teglia da forno – che avrete coperto con della carta apposita – in uno strato rozzo, cercando solo di formare un perimetro regolare per evitare che le estremità dei lati cuociano troppo o brucino. Infornate: a 160° per 15 minuti. Quindi estraete e abbassate la temperatura del forno a 140°. Date una rimescolata al crumble e infornate nuovamente per 7-8 minuti a 140°. Estraete dal forno e lasciate raffreddare. E assaggiatelo, perché avrà un profumo così irresistibile che non saprete dire di no.

Una mezz’oretta prima di servirli, estraete finalmente dal frigo gli stampini e a cucchiaiate ricopriteli di crumble, quanto ne volete. Quindi Prepariamo C2): abbellite con qualche chicco di melagrana, quantità a piacere.

***

La melagrana richiama i rubini. E i rubini richiamano, chiaramente, Rubies, una delle tre pietre preziose del trittico Jewels, ennesimo capolavoro che quel genio birbante di Balanchine, come narra la leggenda, si inventò appassionandosi in conversazioni artistiche con il sig. Arpels. Sì, quello di Van Cleef and Arpels.

Ciascuno dei tre pezzi è dedicato a una delle grandi “scuole” del balletto, di cui Balanchine stesso fu protagonista: francese (smeraldi e musica di Fauré), americana (rubini, appunto, e musica jazzante di Stravinskij) e ovviamente – e sontuosamente – russa (diamanti e Ciaikovskij). Qui ne potete godere versioni di epoche diverse, apprezzando pure  l’evoluzione della danza oltre alla grandezza dei danzatori – Barishnikov su tutti.

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