Crema di cocco all’arancia e cuore di cioccolato

Per 6 porzioni (a seconda di quanta ne mettete in ogni vasetto)

Per la crema vi serve questa ricetta salutare di Marco Bianchi, con queste variazioni

  • Latte di cocco anziché di soia: 450 g anziché 500
  • Zucchero integrale di canna: 80 g (al posto dello zucchero a velo)
  • Succo d’arancia 50 g (da versare assieme al latte)
  • Buccia di un’arancia grattugiata (al posto del limone)

Per il cuore di cioccolato:

  • cioccolato fondente 85%: 150 grammi circa
  • sciroppo d’agave: 1 cucchiaio
  • latte di soia – o quello di cocco che vi avanza da prima: 3-4 cucchiai
  • olio di cocco, un cucchiaino

Per servire:

  • contenitori di vetro con coperchio (quelli per le conserve/marmellate) o altri contenitori, meglio di vetro, monoporzione.

crema-cocco-arancia-e-cuore-cioccolato-cencecicin-comPer preparare la crema cocco+arancia, fate quello che vi dice Marco Bianchi nella sua ricetta senza discutere. Solo con le varianti indicate qui sopra negli ingredienti.

Appena tolta dal fuoco, versatela subito nei vasetti, in modo che solidificandosi ne prenda bene la forma.

Quindi sciogliete a bagnomaria/microonde la cioccolata assieme a latte di soia/cocco, olio di cocco, sciroppo d’agave mescolando bene. Appena tolta dal “fuoco”, mettetela in un pentolino con beccuccio e versatela ancora calda esattamente al centro di ogni vasetto di crema d’arancia.

Lasciate raffreddare.
Se preferite mettere tutto in frigo per qualche ora, estraete una mezz’oretta prima di servire, così i sapori si riprendono dal freddo.

[Una variante, utile se trovate che il cioccolato si solidifichi troppo in un unico blocco: sciogliete a bagnomaria/microonde il solo cioccolato e poi colatelo a gocce dimensione Pastiglia Droste (avete presente, vero?) su una carta forno. Lasciate solidificare, quindi staccate le pastiglie di cioccolato e mettetene alcune sopra ogni vasetto di crema all’arancia, quando questa si sarà raffreddata]

***

Questa crema dal gusto avvolgente e vagamente lussurioso la abbinerei a una delle più note variazioni del repertorio classico, ossia Raymonda. Balletto che di variazioni ne presenta mille, davvero, tanto per la protagonista quanto per le varie soliste, ma che ha questa qui sotto come icona, quella del terzo atto. La musica di Glazunov è morbida ed esotica insieme e l’interpretazione della coreografia si differenzia molto a seconda della “scuola”. Non so dire davvero quale preferisco, se quella russa, più dolce, in cui non c’è un vero battito di mani ma uno sfioramento – e racchiude in questo sfioramento, forse, tutta la sua carica “erotica” (qui interpretata dalla perfetta Ulyana Lopatkina) o quella più graffiante in stile francese, dove le mani schioccano forti, quasi con arroganza (ero indecisa tra la Pontois e la Guillem, alla fine ho scelto la seconda – ma vi linko pure la prima). Fate voi. Ché poi non serve mica scegliere, eh?

 

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