Lasagnette in cocotte con ceci e verdure

Sono un po’ fissata con le monoporzioni, no? È che poi è tutto più facile da presentare, se non si è esattamente il Canova delle composizioni culinarie. Veniamo a noi

  • 1 lasagnetta per ciascuna cocotte, divisa in due (qui per pigrizia le ho comprate, e ho preso quelle senza uova, solo con semola di grano duro)
  • ceci: circa 2 cucchiai per ciascuna cocotte, quindi tipo un 250 g in tutto vanno bene, ché se avanza vi esce un contornino mica male. I ceci sono da ammollare e bollire prima, se secchi, e secondo le istruzioni riportate sulla confezione, oppure da usare subito se in latta, dopo averli sciacquati bene.
  • Due/tre peperoni colorati, tagliati a dadini
  • Due zucchine
  • miscela *Copts + menta e prezzemolo
  • Robiola di capra qb (meno di 1 confezione per 4 cocotte circa)
  • pane grattugiato per decorare

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Prima le verdure, qui in “formazione” estiva. Ma d’inverno potreste sostituirle con zucca e radicchio rosso, per dire. Insomma tagliate a dadini i peperoni, scaldate un po’ d’olio in una padella e quando è caldo schiaffateli dentro, girandoli di tanto in tanto, a fiamma medio-bassa. Intanto tagliate le zucchine, sempre a cubettini. A circa 5 minuti dai peperoni, aggiungete le zucchine nella padella e continuate a cuocere per una decina di minuti. Gli ultimi due minuti aggiungete i ceci già lessati.

Insaporite tutto con la miscela Copts* e fatela ben amalgamare alle verdure, mettendo il sale alla fine. Aggiungete tutte le “erbette” che vi sembra stiano bene con questi abbinamenti; sconsiglierei solo l’origano perché mi pare si mangi tutti gli altri sapori.

Mettete le verdurine da parte, accendete il forno a 180° e preparate le lasagnette.

Spennellate d’olio le cocottine da forno.

Scottate le lasagnette in acqua bollente e salata per pochi minuti, scolatele con un mestolo forato e appoggiatele su un vassoio ricoperto di uno strofinaccio pulito, intanto che le bollite finite tutte.

Dividete ciascuna lasagnetta a metà e sistemate le due metà all’interno della cocottina, incrociate, in modo che formino una specie di cestino. Quindi riempitele delle verdurine appena preparate e cospargetele di robiola in cima. Date una spennellatina d’olio, soprattutto alle estremità di lasagnetta che debordano e che inevitabilmente (oddio: io non ho idea di come si possa evitare, ma un trucco ci sarà pure) resteranno più croccanti.

Nel frattempo grattugiate un po’ di pane (io ho usato quello integrale), scaldate un filo d’olio in una padella bassa, e ripassateci il pane rapidamente, facendolo insaporire.

Passato il quarto d’ora, estraete le cocottine dal forno e spolverizzatele con un po’ di pepe, di qualche cucchiainata di pane rosolato e di ulteriore menta, se vi va.

Se vi riesce, con mano lesta, aiutati da un cucchiaio, provate scocottare le cocotte, ossia a estrarre le lasagnette e ad appoggiarle su un piatto. Due a testa possono bastare, ma secondo me potete anche esagerare. (Rima. Sipario!)

 

***

Quando ero piccola e facevo danza, si andava alla Cocotte per comprarsi tutine, calze, scarpe, golfini e altri “cenci” ammessi alle lezioni: da piccolissime rigoroso body scuro e calzamaglia rosa e stop, poi… beh, più anni hai più ti vesti come fossi la figlia freddolosa di Amundsen. Lo so che a tanti il nome Cocotte richiamerà il più noto bordello austriaco (ormai definitivamente chiuso, come certifica il Messaggero Veneto), ma la “nostra” Cocotte era proprio tutt’altro, assicuro. Era un negozio austero ed emozionante, sacro e poetico, dove ti accoglieva Bianca Valcher, la “fondatrice” della danza nel capoluogo friulano, che dopo anni di insegnamento, dopo aver formato alcune generazioni di allieve, con i capelli più bianchi del suo nome, continuava a misurare con sguardo esperto frotte di bimbe e adolescenti in cerca di nuovi outfit – si direbbe ora – da sfoggiare alla sbarra. Pensando alla Cocotte, dunque, penso alla severità, alla disciplina ma anche alla magia di quel vestiario speciale, a quella nonnina cortese ma con tutta l’aura di solennità di chi, all’indomani della fine della Seconda Guerra mondiale, ha fatto indossare a questa città le sue prime scarpette da punta, dando vita alla più longeva scuola di balletto, che ho avuto l’onore di frequentare: il PIccolo Teatro della Città di Udine

Pensando alla Cocotte, penso dunque alle lezioni alla sbarra e al centro e alla bellezza delle ballerine che si riscaldano, faticano da matti, si perfezionano, imparano. Qui vi segnalo alcune tra le migliori al mondo. Quelle dell’Accademia Vaganova di San Pietroburgo, che ve lo dico a fare.

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